Qualche giorno dopo la tragica morte della padrona di casa un famoso notaio di Venezia, il dottor Giancarlo Benedetti, sedeva nella biblioteca del castello per aprire il testamento. Nervosi e tesi Giovanni e Alfonso seguivano Benedetti che posava i suoi affari sulla scrivania. Nei suoi pensieri il nipote stava facendo dei progetti: che cosa non avrebbe potuto fare con tutti quei soldi! Il notaio si è raschiato la gola e ha cominciato a proclamare il contenuto del testamento: - Cari presenti, vorrei comunicare loro l'ultima volontà della defunta. La settimana scorsa la signora Tacchinardi ha modificato il suo testamento. La prima versione è stata scritta il 18 febbraio 1992, poi è stato modificato il 28 agosto 1998. Procediamo alla notificazione: Tutto il patrimonio va all'erede universale, ossia al suo caro e vecchio amico, il giardiniere Alfonso Ronca. C'era un silenzio di tomba, poi si sentiva un singhiozzo. Giovanni non poteva crederlo e riusciva appena a nascondere la rabbia.
Giovanni esce dalla biblioteca sbattendo la porta pieno di rabbia. Alfonso non capiva più niente: non riusciva ad immaginare la sua nuova fortuna. Ma il notaio doveva informarlo ancora di una cosa importante:
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