Il testimone

Quando la polizia è entrata nel Castello c'era un silenzio di tomba. Il giardinere Alfonso li aspettava nella sala da pranzo, assorto nei pensieri, senza notare niente.

- E' Lei il signor Ronca? domanda uno dei poliziotti.
- Sì, ..., sì,... ho telefonato io alla polizia.
- Può farci vedere dov'è la vittima?
- Seguitemi, prego.

. ..

Alfonso entra nel salotto e si avvicina al cadavere. Nella Tacchinardi sedeva nella sedia accanto alla finestra aperta. La testa era stranamente piegata indietro. Benchè avesse gli occhi aperti, sembrava dormire. Sotto il fazzoletto rosso e blu si vedevano dei segni blu e rossi sul collo. L'inspettore li osserva: "Probabilmente è stata strangolata da dietro mentre guardava la televisione."
Non c'erano tracce di una lotta o di una lite violenta. Sembrava che non avesse avuto la possibilità di difendersi.

Su un piccolo tavolo accanto alla sedia c'erano delle pastiglie contro la nausea. Un cuscino lacerato si trovava sul pavimento. Il commissario valuta la situazione in un colpo d'occhio. Non poteva spiegarsi il disordine che c'era nel salotto. Si gira e domanda ad Alfonso: "Ha visto qualcosa di straordinario oggi?"

Il giardinere risponde: "Lavorando in giardino mi sono ricordato che non avevo chiuso la macchina. Sono ritornato al parcheggio, e proprio in quel momento è arrivata un'Alfa 156. Un uomo piuttosto giovane è sceso senza vedermi."
- L'ha riconosciuto?
- L'avevo visto in una fotografia che Nella mi ha mostrato un po' di tempo fa, ma non ho mai fatto la sua conoscenza. Nella l'aveva incontrato in Francia e penso che ha menzionato il suo nome: Si chiama Tommaso Renzo... o Rando... o qualcosa di simile.

Il commissario prende nota delle informazioni di Alfonso, poi fa perquisire la camera. Dopo un po' gli agenti sono partiti dicendo che volevano cercare la persona misteriosa.


Riassunto in tedesco/deutsche Zusammenfassung

tredicesimo capitolo

giallo a Venezia